SEGREGATEDS ≈ SEGREGATI Eng/Ita

di Sergio Attanasio

English

A short series on Romani, Tzigani, Turkmen and Azeri people in Chișinău, Moldova displaced from Ukraine by the Russian military invasion – April 2022.

The current war in Ukraine has confirmed that some refugees are more refugees that others. As reported at the Polish border, Africans, Syrians, Afghans and Indians living in Ukraine were initially stopped and only later allowed to cross into the EU along Ukrainian asylum seekers; others simultaneously and similarly have experienced when reaching Moldova. After being initially packed inside the Manej Sport Arena in Chișinău, non-Ukrainian nationals were later moved to a near former soviet-style university building. According to some volunteers of “Moldovans for Peace”, such reception is handled by segregation and racist stereotypes. Moldovan authorities questioned the Romani people’s need of having showers, clean bed sheets or decent food. Consequently, the same misjudgment went along the Azeri and Turkmen. If the excuse was to better accommodate those who have not Ukrainian nationality, hence paper issues, it is so clear that the reasoning turns to be dividing people further; instead of letting them coexist together. Both non-Ukrainian and Ukrainian nationals come from the same war-torn places: Mariupol, Kharkiv, Mykolayiv, Dnipro, the Kyiv and Odessa Oblasts. 

If on one hand, Azeri and other people from the former Soviet Union have been settling in Ukraine for economic reasons in recent decades, the Romani people live on those same lands since centuries. Both groups come today mostly from the South and East of Ukraine, almost entirely Russian speaking territories. However, the Russian invasion, at the former university faculty, is highly condemned and Putin hated. Many Azeri families have a deep connection with the Nagorno Karabakh; disputed land between Armenia and Azerbaijan. After two weeks and on the last day I spent in Chisinau I saw a first bus bringing people outside the place. Almost all Azeri I knew had their papers and would reach Baku via Istanbul in three days. Conversely, other Azeri families from Odessa just had came in the night before. Despite being so quiet the Moldovan border with Ukraine in the last weeks, fears are now growing related to the next Putin’s offensive in the southeast. Leaving Moldova is not easy for the Romani instead. Half of the Romani population (12 million) in the EU and potential candidate countries have no citizenship. Most of the time because of governments’ citizenship rules and requirements. 

Romani people (sometimes referred as Roma, Travellers, Tzigani, Sinti, Gitanos, Manouch, Gypsies etc.) have been part of world history as anyone else, especially if we think of European history and culture. Linguistic and genetic evidence suggests that the Romani originated in the northern regions of the Indian subcontinent; in particular, the Rajasthan, Haryana, and Punjab. They are dispersed, but their most concentrated populations are located in Europe, especially Central, Eastern and Southern Europe. The anti-Romani sentiment historically dates to the Medieval Southeast Europe: stories of enslaved Romani people are recorded throughout the Byzantine Empire and the Danubian Kingdoms of Romania and Moldova. Often these Romani individuals and groups were prisoners of war; following Tatar and Mongol invasions. In the 1930s and 1940s the Romani culture suffered and was target of extermination by European fascist forces, especially from the Baltic to the Balkan region and beyond. The Romani Holocaust had got its peculiar term of ethnic cleansing: the Pharimos (the Devouring). The Romani minority was often killed on sight, especially by the Einsatzgruppen (paramilitary death squads) on the Eastern Front. Throughout the Pharimos, the total number of victims has been variously estimated at between 220,000 and 1,500,000. Yet, such mass killing was not even raised at the Nuremberg trials.

Thousands of European Romani are stateless, and many lack personal identity papers to prove who they are and where they are from. Jimi Hendrix before his death recorded a song titled “Gypsy Boy” that cited: “Hey Gipsy boy, where do you come from – from the land of the rising sun?”.


Italiano

Una breve serie su rom, tzigani, turkmeni e azeri a Chișinău, in Moldova, sfollati dall’Ucraina a causa dell’invasione militare russa – Aprile 2022.

L’attuale guerra in Ucraina ha confermato che alcuni rifugiati sono più rifugiati di altri. Come riportato al confine con la Polonia, africani, siriani, afgani e indiani, che vivevano in Ucraina, sono stati inizialmente fermati e solo dopo varie polemiche, sono stati autorizzati ad entrare nell’UE insieme ai richiedenti d’asilo di nazionalità ucraina; altri hanno sperimentato simultaneamente e in modo simile, un trattamento differenziato, dopo essersi indirizzati verso e varcato il confine con il vicino moldavo. Dopo essere stati inizialmente stipati all’interno del “Manej Sport Arena” di Chișinău, le famigle di nazionalità non ucraina sono state successivamente trasferite all’interno di un ex edificio universitario in stile sovietico. Secondo alcuni volontari di “Moldovans for Peace”, tale accoglienza è gestita secondo segregazione e basata su stereotipi razzisti. Le autorità moldave hanno messo in dubbio la necessità del popolo rom di avere docce, lenzuola pulite o cibo decente. Di conseguenza, lo stesso errore di valutazione è stato così attribuito agli azeri e turkmeni. Se la scusa era quella di accogliere meglio coloro che non hanno la nazionalità ucraina, quindi questioni legali e pratici legati alla questione dei documenti, è così chiaro che il ragionamento diviene il dividere ulteriormente le persone; invece di far coesistere. Sia i non-ucraini che gli ucraini provengono dagli stessi luoghi dilaniati dalla guerra: Mariupol, Kharkiv, Mykolayiv, Dnipro, gli oblast di Kyiv e Odessa.

Se da un lato, gli azeri e altre persone dell’ex Unione Sovietica si sono stabilite in Ucraina per motivi economici negli ultimi decenni, il popolo rom vive su quelle stesse terre da secoli. Entrambi i gruppi provengono oggi principalmente dal sud e dall’est dell’Ucraina, territori quasi interamente di lingua russa. Tuttavia, l’invasione russa, all’ex facoltà universitaria, è fortemente condannata e Putin odiato. Molte famiglie azere hanno un profondo legame con il Nagorno Karabakh; terra contesa tra Armenia e Azerbaigian. Dopo due settimane e nell’ultimo giorno che ho passato all’ex polo universitario, ho visto un primo autobus che portava gente fuori dalla struttura. Quasi tutti gli azeri che avevo conosciuto, avevano i loro documenti pronti e avrebbero raggiunto Baku via Istanbul in tre giorni. Al contrario, altre famiglie azere di Odessa erano appena arrivate la notte prima. Nonostante sia stato così tranquillo il confine moldavo con l’Ucraina nelle ultime settimane, ora crescono i timori legati alla prossima offensiva di Putin nel sud-est. Lasciare la Moldavia non è invece facile per i Romani (Rom). La metà della popolazione rom (12 milioni) nell’UE e nei potenziali paesi candidati non ha una cittadinanza. Il più delle volte a causa delle regole e dei requisiti di cittadinanza dei vari governi.

I Rom (a volte indicati come Rom, Viaggiatori, Tzigani, Sinti, Gitanos, Manouch, Zingari ecc.) hanno fatto parte della storia mondiale come chiunque altro, soprattutto se pensiamo alla storia e alla cultura europea. Prove linguistiche e del DNA suggeriscono che i Rom siano originari delle regioni settentrionali del subcontinente indiano; in particolare, il Rajasthan, l’Haryana e il Punjab. Sono dispersi, ma le loro popolazioni più concentrate si trovano in Europa, in particolare nell’Europa centrale, orientale e meridionale. Il sentimento anti-rom risale storicamente all’Europa sudorientale e medievale: storie di rom ridotti in schiavitù sono registrate in tutto l’impero bizantino e nei regni danubiani di Romania e Moldavia. Spesso questi individui e gruppi rom diventavano prigionieri di guerra; durante e dopo le invasioni tartare e mongole. Negli anni ’30 e ’40 del XX secolo, la cultura rom ha sofferto ed è stata oggetto di sterminio da parte delle forze fasciste europee, in particolare dal Baltico fino alla regione balcanica e oltre. L’Olocausto rom ottenne il suo termine peculiare di pulizia etnica: il Pharimos (il Divoratore). La minoranza rom spesso veniva uccisa a vista, in particolare dalle Einsatzgruppen (squadroni della morte) sul fronte orientale. Durante il Pharimos, il numero totale delle vittime è stato variamente stimato tra 220.000 e 1.500.000. Tuttavia, il genocidio non fu nemmeno ricordato al processo di Norimberga.

Migliaia di rom europei sono apolidi e molti non hanno documenti d’identità personali per dimostrare chi sono e da dove vengono. Nel 1969 Jimi Hendrix registrava una canzone intitolata “Gypsy Boy” che citava: “Ehi ragazzo Gipsy, da dove vieni – dalla terra del sol levante?”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...