PANDEMIA E MIGRAZIONI: COSA STA REALMENTE ACCADENDO NEL MEDITERRANEO

di Redazione

Foto tratta da pagina Facebook della ONG spagnola “Salvamento Marítimo Humanitario”

“C’è qualcuno che può aiutarci? Ci sono due persone morte qui, il bambino è molto malato. Due persone sono già morte, non c’è cibo né acqua. Sono incinta anch’io”.  Questa è la parte di un audio in lingua francese raccolto da Alarm Phone. A parlare è una donna di 21 anni, vittima del naufragio avvenuto l’11 aprile scorso tra Malta e la Libia. Nelle scorse ore la Aita Mari, nave dell’Ong spagnola Salvamento Maritimo Humanitario, salpata da Siracusa, ha soccorso e trasferito a bordo 43 naufraghi in seguito al mancato intervento delle autorità maltesi.  Cosa è accaduto a largo della costa maltese è ancora un mistero, nessuno ne sa niente e nessuno fornisce informazioni precise. A denunciare il naufragio, domenica scorsa, era stata Sea Watch Italy con un Twitter:

“lasciati morire soli nel giorno di Pasqua – è stato scritto- da un’Europa che parla a vuoto di solidarietà verso le persone che soffrono. Duecentocinquanta persone erano alla deriva da ieri su 4 gommoni. Oggi avvistamenti Frontex li riportano ancora in mare e uno capovolto. Naufragato con le persone a bordo”.

Al momento pare ne siano stati salvati solo 43. Che cosa ne è stato degli altri? Cosa sta realmente accadendo nel Mediterraneo? Le autorità sostengono di non essere a conoscenza di alcun naufragio, ma due dei 4 gommoni avvistati tra Malta e Tripoli potrebbero essere quelli arrivati tra domenica e lunedì a Pozzallo e a Porto Palo di Capo Passero. In 101 sono giunti il giorno di Pasqua a 3 miglia dalla costa ragusana prima di essere recuperati e scortati fino al porto da una nave della Guardia Costiera. Al loro arrivo i migranti sono stati visitati e rifocillati prima di essere trasferiti all’interno di un’ex azienda agricola, sempre della provincia di Ragusa, disabitata da tempo. In 77, invece, sono giunti lunedì nel molo di Ponente del porto siracusano e anche loro sono stati sottoposti alle cure sanitarie prima di essere trasferiti in un centro di prima accoglienza per la quarantena. “Ancora una volta- ha dichiarato il sindaco di Pozzallo a seguito dello sbarco di Pasqua- si è riusciti a coniugare l’accoglienza con l’umanità”. Il primo cittadino del comune ragusano lancia anche un appello al governo perché si inizi realmente a considerare una soluzione diversa rispetto alla chiusura totale dei porti.

 “Dopo il decreto interministeriale che ha sancito la chiusura ai migranti di tutti i porti italiani, perché l’epidemia non consente di garantire condizioni sicure per lo sbarco – afferma Roberto Ammatuna- i trafficanti di carne umana hanno cambiato strategia: sono ritornati all’utilizzo di navi-madre che, arrivate a poche miglia dalla costa, abbandonano al loro destino i migranti su piccole imbarcazioni. Adesso bisogna studiare una nuova azione per affrontare il cambio di strategia degli scafisti e l’idea di una nave militare al largo capace di accogliere e controllare da un punto di vista sanitario i migranti potrebbe essere la soluzione migliore”.

Il decreto del governo che dichiara l’Italia un luogo non sicuro per gli approdi, ha portato gli scafisti a rivedere le proprie strategie ritornando a prediligere gli sbarchi autonomi che, nel caso di mancato avvistamento, potrebbero trasformarsi in «sbarchi fantasma» con arrivi incontrollati lungo le coste italiane. Intanto il governatore siciliano, Nello Musumeci, continua a spingere sull’idea di una nave ormeggiata in rada in cui trattenere i migranti per la quarantena, prima di essere ricollocati nei Paesi membri dell’Unione europea. Il governatore siciliano ha anche trovato la nave per lo scopo: la Motonave Azzurra della compagnia Gnv, capace di ospitare fino a 488 migranti e dotata di protocollo sanitario per l’assistenza a bordo di casi di Covid-19 positivi. “Ecco la nostra soluzione, presidente Conte – ha affermato – non ci sono più alibi. Basta solo sottoscrivere il contratto”.

L’emergenza sanitaria non può e non deve far passare in secondo piano quella umanitaria, sarebbe tra l’altro più sicuro, per la salvaguardia della salute dei cittadini, accogliere e controllare i migranti anziché favorire gli sbarchi fantasma facendo finta di non vedere. È difficile credere che un’imbarcazione con 100 persone a bordo possa attraversare il Mediterraneo e arrivare a tre miglia dalla costa siciliana, o addirittura direttamente all’interno di un porto, senza essere «notata» dalle autorità. Non servirà nascondere la testa sotto la sabbia per evitare di prendere le giuste decisioni umanitarie che si scontreranno con gli accenti razzisti di una popolazione sempre più montata a considerare il migrante come portatore di minacce al proprio stile di vita, oggi addirittura “untore”. Urge agire in maniera risoluta nella difesa della sicurezza di migranti e popolazioni locali, nella assoluta convinzione che non ci sia alcuna contraddizione tra gli interessi. La proposta di un’accoglienza con quarantena di sicurezza per tutti è una misura di rispetto dei diritti umani che non ha colore politico.

Nessuno si salva da solo.

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