BLACK LIVES MATTER – PISA: CONFLITTI SOCIALI PER DIRITTI SOSTANZIALI

di Ettore Bucci

Pisa (Italia) – Sabato 6 Giugno 2020

In diverse centinaia, sabato 6 giugno, hanno scelto di condividere un’oretta del proprio tempo per esprimere una posizione, una non indifferenza, una responsabilità sociale: scegliere una parte, che è quella dell’antirazzismo, della contrarietà alle violenze di matrice razziale che hanno portato, tra tante altre e tanti altri, alla morte di George Floyd a Minneapolis.

È stato giusto e importante condividere questo appuntamento. Ancora più importante è la consapevolezza di quelle disuguaglianze e di quelle mancate dignità sociali che provocano esclusione, marginalità, rabbia. Se non si coglie tale aspetto e ci si concentra su una generica “contrarietà ad ogni violenza e solidarietà verso ogni vita perduta” si fa un esercizio forse di politicamente corretto, ma anche di ipocrisia pubblica. Esiste un problema globale che negli Stati Uniti d’America dimostra, in questi giorni, la sua evidenza con più forza, ossia il problema dell’esclusione sociale, aumentato di intensità a causa delle sofferenze legate al coronavirus.

Nel maggio 1791, prendendo la parola in Assemblea nazionale a proposito dei diritti delle persone di colore che la lobby schiavile intendeva compromettere, Maximilien Robespierre – non proprio uno dei miei personaggi preferiti, ma certamente un esponente decisivo per comprendere la storia e il pensiero – sottolineava come la garanzia di mere “libertà civili” non sostanziate neanche da una partecipazione politica attiva finivano per diventare un simulacro privo di significato. Quelle parole avrebbero permesso ai girondini, nel marzo 1792, di confermare nell’Assemblea Legislativa la parità dei diritti, e alla Convenzione di abolire la schiavitù (luglio 1793). Tutto questo per dire cosa? Che un diritto, per quanto formalmente importante, si può sostanziare solo nella gradualità e nell’allargamento delle lotte, nella costruzione di alleanze ampie nella società e nella consapevolezza delle doverose rotture e dei conflitti da compiere. Bisogna sostanziare le libertà civili e politiche, dar luogo alle dignità sociali, affinché – come disse Aldo Moro nel 1947 in Costituente – “la democrazia diventi sociale per essere sempre più umana”.

Sino a quel momento, no justice, no peace.

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