RIACE: IL CONSIGLIO DI STATO GIUDICA “ENCOMIABILE” IL MODELLO DI UN MONDO A COLORI ORMAI DISTRUTTO DALLA LEGA. CHI PAGHERÀ?

Articolo di Silvia Dizzia

Foto di Sergio Attanasio

Mimmo Lucano, classe ‘ 58, tre volte sindaco di Riace è considerato uno degli uomini più influenti del mondo (come si legge nella rivista americana Future nel 2016), perché è a lui che si deve un famoso modello di accoglienza verso gli ultimi, i naufraghi. Un modello basato su integrazione tra chi arrivava in terra sconosciuta e i pochi indigeni rimasti in quel piccolo borgo calabrese.

 Il modello Riace. Un sistema SPRAR diverso dai tanti SPRAR presenti in Italia, dove l’accoglienza permetteva interazione e rivalutazione delle le risorse del posto. I riacesi hanno reso ospitali le proprie case per chi voleva trascorrere qualche giorno nel famoso borgo calabrese in cui richiedenti asilo e rifugiati si facevano parte attiva del paese. Grazie alle politiche di inclusione implementate da questo sistema, a Riace è stata data ospitalità non solo ai rifugiati ma anche agli immigrati con diritto d’asilo, mantenendo in vita servizi di primaria importanza, come la scuola, e finanziando il comune con micro attività imprenditoriali legate all’artigianato e all’agricoltura.

 È stata coniata una moneta virtuale. Ossia, per sopperire ai ritardi con cui arrivavano i finanziamenti per i progetti di accoglienza, sono stati introdotti dei bonus. I tempi lunghi di ricezione dei finanziamenti erogati dal ministero degli interni per i progetti sono stati, dunque, aggirati dai bonus centrando l’obiettivo dell’incentivazione dell’economia locale. I negozianti di Riace, infatti, si erano resi disponibili ad accettare i bonus che venivano poi convertiti in euro nel momento in cui venivano elargiti i finanziamenti ministeriali.  

Molti dei naufraghi e dei residenti di Riace trovavano impiego presso le locali botteghe, rivitalizzando mestieri e tradizioni ormai in disuso, ottenendo la conservazione di un prezioso sapere popolare. Negli anni sono nate diverse officine di ceramica, tessitura con telaio manuale e filatura della lana; è stato creato un turismo solidale – attraverso il recupero delle case abbandonate (una ventina) sono stati creati in totale 100 posti letto – che ha permesso a chi lo desiderava di poter godere del borgo jonico trovando ospitalità nelle case tipiche del luogo contribuendo al rafforzamento dell’economia generale del paese.

 Un sistema avviato all’inizio degli anni ‘90 frantumato e smantellato nel 2018 dal Ministero dell’Interno: il ministro Matteo Salvini decide di chiudere le strutture e interrompere così i progetti di accoglienza per più di 60 persone ospitate a Riace. Un accanimento verso un sistema – solo qualche giorno fa definito “encomiabile” dal Consiglio di Stato -, verso un uomo prima definito eroe e poi finito nelle pagine dei quotidiani come uno dei peggiori criminali.

 Una prima vittoria però quest’uomo, dallo sguardo buono e caparbio, l’ha ottenuta grazie ai giudici del palazzo Spada che hanno annullato il ricorso del ministero dell’Interno che aveva escluso Riace dallo SPRAR, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. I giudici hanno peraltro definito, come detto, il sistema Riace “encomiabile negli intenti e anche negli esiti del processo di integrazione, circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti”. Inoltre il Consiglio di Stato ha ribadito che il modello funzionava – tanto che dalla Prefettura di Reggio Calabria era arrivata una “relazione positiva” – e che il ministero non poteva chiuderlo senza neanche prima inviare una diffida. 

Ebbene, si chiude così un processo amministrativo in favore di un sistema che non c’è più… Adesso non ci rimane che aspettare con spirito positivo ciò che riguarda la vicenda giudiziaria personale dell’ex sindaco di Riace. Il 3 luglio i giudici di Locri decideranno se condannarlo o assolverlo per quella incredibile vicenda delle carte d’identità. Intanto, godiamoci questa vittoria. Una vittoria che mette in qualche modo a tacere il clima di odio portato avanti negli ultimi anni in questo Paese verso chi tende ad un mondo a colori, ma che non può restituire, nell’immediato, i colori a quel mondo.

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