21 GIUGNO 2020: BOLSONARO SFIDA LE ISTITUZIONI, GLI ANTIFASCISTI RISPONDONO SULLA STESSA STRADA DI BRASILIA

di Luigi Recupero

Dall’inizio di marzo, quando iniziavano in Brasile le prime misure di lockdown, i sostenitori di Bolsonaro, contravvenendo alle indicazioni dei governatori e dello stesso Ministero della Salute, si sono regolarmente riuniti tutte le domeniche di fronte al palazzo di Planalto, sede della presidenza della repubblica federale. In quelle occasioni, Bolsonaro si presentava di fronte ai suoi sostenitori, assiepati dietro le transenne, senza maschera, abbracciando bambini e scattando selfies. Alcune volte, dopo queste apparizioni, si è recato in vari luoghi di Brasilia causando assembramenti e criticando le misure di isolamento sociale (disposte dai governatori dei vari stati). In verità, i sostenitori del presidente non hanno mai superato le poche centinaia di manifestanti, ma tra essi numerosi erano quelli che invocavano misure antidemocratiche come l’intervento dell’esercito contro il parlamento e contro il Supremo Tribunale Federale (STF), una specie di nostra corte costituzionale con funzioni di cassazione, entrambi colpevoli secondo i Bolsonaristi di avversare i progetti del presidente della repubblica. 

Queste manifestazioni, in apparenza spontanee, vengono in realtà convocate attraverso un sofisticato sistema basato sull’uso aggressivo dei social network e, in particolare, sulle fake news diffuse attraverso gruppi WhatsApp, il cui uso in politica ha contribuito in modo forse determinante alla elezione di Bolsonaro nel 2018. Questo sistema propagandistico, ispirato e forse finanziato dalla macchina di Steve Bannon e gestito dal cosiddetto “gabinetto dell’odio”, storicamente diretto da Carlos Bolsonaro (secondogenito del presidente), integrato da parlamentari e imprenditori, si ritrova da quasi un anno sotto la lente della giustizia elettorale e del STF per le diffusioni di minacce ed insulti contro il Supremo Tribunale e contro chiunque entri in qualche modo in conflitto con il Presidente e la sua linea. A fine maggio, il giudice Alexandre De Moraes (STF) ha disposto mandati di perquisizione nei confronti di diciassette integranti della cerchia bolsonarista tra cui l’imprenditore Luciano Hang, proprietario della catena di distribuzione Havan, ed i blogger Allan dos Santos e Winston Lima bloccando anche i loro account Twitter, Instagram e Facebook. Inoltre, dallo stesso De Moraes sono state aperte inchieste contro organizzazioni paramilitari legate al Presidente, tra cui i cosiddetti “300 del Brasile”, gruppo capitanato da Sara Winters, ex esponente Femen adesso passata all’ala più estrema del bolsonarismo. Per ordine di De Moraes, l’accampamento dei 300 è stato smantellato e Winters posta alla carcerazione preventiva. Nei giorni precedenti, oltre alle minacce di insurrezione armata, i 300 avevano organizzato una manifestazione notturna di fronte al STF lanciando minacce personali ai giudici e fuochi pirotecnici contro l’edificio dove ha sede la corte.

Se tutto ciò non fosse stato sufficiente ad alimentare la rabbia della base bolsonarista contro il Tribunale, negli ultimi giorni la procura di Rio de Janeiro ha disposto l’arresto dello storico braccio destro della famiglia Bolsonaro, l’ex collega di accademia militare di Jair, Fabricio Queiroz che fino al 2018 operava come assistente parlamentare nell’assemblea legislativa dello stato di Rio del figlio primogenito del presidente, Flavio Bolsonaro. In una trama che si intreccia in modo inquietante con l’omicidio di Mariele Franco (PSOL), la procura di Rio sta cercando di dimostrare uno schema di lavaggio di denaro e corruzione facente capo proprio a Flavio (oggi deputato federale) che potrebbe portare alla richiesta di arresto del figlio del presidente.

Dunque, da marzo fino all’inizio di giugno, anche a causa della pandemia che faceva desistere i partiti di opposizione al governo da qualunque manifestazione pubblica, il monopolio delle piazze era stato conquistato dai Bolsonaristi, anche con il fine di contrastare esplicitamente le misure di isolamento sociale imposte dai governatori degli stati. Ad inizio di giugno si cominciano ad intravedere le prime misure di allentamento dell’isolamento da parte dei governatori. A questo punto, un movimento formato da tutte le forze democratiche comincia ad aggregarsi attorno a manifesti anti-bolsonaristi firmati da un fronte ampio. 

Sono però i movimenti del tifo organizzato di molte importanti squadre che a partire dalla fine di maggio rompono gli indugi e, nonostante le storiche rivalità, si uniscono per contrastare le manifestazioni bolsonariste. Così, a San Paolo, il 7 giugno si arriva quasi allo scontro tra i sostenitori delle opposte fazioni. Tra queste forze, nella settimana successiva, si raggiungerà un accordo per manifestare in luoghi differenti per evitare incidenti.

Il 21 giugno.

Due manifestazioni pro e contro il governo sono convocate a Brasilia; la prima per sostenere l’esecutivo contro i provvedimenti della magistratura che minacciano di portare all’incriminazione della cerchia stretta del presidente, con in testa il figlio Flavio, ed in seconda battuta all’impeachment dello stesso presidente; la seconda contro Bolsonaro e le politiche del suo governo.

Il concentramento dei manifestanti è avvenuto in luoghi diversi e la manifestazione si è svolta nell’asse monumentale della capitale che si configura con due direttrici parallele separate da una vasta striscia erbosa presidiata da 900 agenti in tenuta antisommossa e con numerosi reparti a cavallo. Solo al termine dei rispettivi cortei, i partecipanti delle due manifestazioni hanno avuto modo solo di insultarsi a distanza sempre sotto l’occhio vigile della Polizia Militare. Nessuno scontro o incidente ha avuto luogo, ed anche il servizio d’ordine della polizia è stato tutto sommato discreto ed equilibrato. In entrambi i cortei sono stati disposti dei cordoni per filtrare i manifestanti in prossimità della fine delle dimostrazioni per evitare che armi potessero essere utilizzate da entrambe le parti. Le due manifestazioni per partecipazione sono sembrate equivalenti.

La manifestazione contro il governo, al di là delle adesioni, era composta principalmente da partiti di sinistra e movimenti di base. Oltre alla rappresentanza del tifo organizzato di varie squadre, vi hanno partecipato esplicitamente il PT, il PSOL (il partito di Mariele) ed il PCO (Partito de la Causa Operaria, troskista). Mancavano gli stemmi dei partiti socialisti e social-democratici come il PSDB e di altri ex alleati del PT, anche se pure questi ultimi hanno aderito ai manifesti anti-bolsonaristi.

Gli slogan lanciati durante la manifestazione sono stati del tenore “fuori Bolsonaro fascista”, “lasciateci respirare” e “Bolsonaro smetti di ucciderci”. 

Quasi impossibile vedere nel corteo qualcuno senza maschera, ed a parte pochi momenti, il distanziamento è stato sempre rigidamente rispettato. Gli organizzatori hanno dichiarato di aver scoraggiato la presenza di rappresentanze provenienti da fuori Brasilia come misura contro la pandemia.

La manifestazione a favore del governo invece aveva la solita aria di scampagnata condita da invocazioni a dio contro i nemici del Brasile e del suo presidente. Tipicamente i partecipanti erano vestiti con i colori del Brasile, le magliette e le mascherine pro-Bolsonaro. Numerose le persone senza maschera ed il distanziamento non sempre rispettato. Assembramenti significativi si sono visti attorno al palco mobile da dove hanno parlato esponenti della destra religiosa (cattolica ed evangelica) e dell’ala miliziana del bolsonarismo, entrambi uniti nell’invocazione dell’intervento dell’esercito contro il parlamento ed il STF. Altri assembramenti attorno ai carrettini che arrostivano carne all’aperto contribuivano a dare a tutta la situazione l’aria di una scampagnata organizzata dall’Opus Dei. Numerose le persone di colore e persino un gruppetto di “Gay per Bolsonaro”.

Gli slogan più comuni sono stati lanciati con gli hashtag riportati su magliette e cartelli #FechadosComBolsonaro (stretti attorno a Bolsonaro), #oSupremoéopovo (è il popolo il tribunale supremo), #oBrasilAcimaDeTudoDeusAcimaDeTodos (il Brasile prima di tutto Dio prima di tutti, slogan elettorale di Bolsonaro) ed il nuovo “o povo armado jamais serà escravizado” (il popolo armato mai sarà schiavizzato).Tutto questo avviene in un Brasile, che seppur dopo tre mesi di isolamento sociale “temperato” e boicottato dal presidente in modo molto simile a quanto Trump ha fatto negli USA, ancora non vede il picco dell’epidemia ed ha superato il milione di contagi e marcia al ritmo di 25 mila contagi e mille morti al giorno in media. 

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