LONDON CALLING: IL SOGNO EUROPEO

Articolo di Marco Sferrazzo

Foto di Massimo Gibilaro

Se ci fosse da indicare un luogo colmo di culture, pieno di “possibilità”, meglio servito da servizi pubblici, questo sarebbe sicuramente la città di Londra.

Dando un primo sguardo a quello che sono i lati positivi della capitale del Regno non si avrebbe di certo alcuna difficoltà a trovarne e non sono di certo i mitici buses su due livelli a dimostrarlo, a partire dall’efficienza dei servizi quali: pulizia strade, riparazioni strade e strutture pubbliche, sistemi idrici, elettrici e soprattutto sistema capillare di forze dell’ordine impiegate su tutto il territorio, quartiere per quartiere.

In modo egualmente evidente si può comprendere il grosso strato di ipocrisia sociale costruito con intelligenza e neanche tanta accuratezza nella convivenza di questa città multirazziale.

Vi è un gran numero di persone che vivono in un “limbo” che questa metropoli offre loro, ove ufficialmente non si esiste per la burocrazia e quindi per lo stato reale e notoriamente “di polso” del Regno inglese, potendo dire che si vive a Londra, pur non essendo effettivamente parte integrante, come fantasmi del sistema o paradossi di evoluzione sociale ove non importa la durata del “Visto” o il ruolo che ricopri nel suo insieme.

Visitando attraverso spedizioni di “CV” lungo il territorio londinese si può facilmente riscontrare come i Fast-food siano l’accesso più semplice e veloce per ottenere un appoggio economico-sociale, scoprendo pure al loro interno che l’80% dell’indotto è di origine orientale.

In particolare i colossi del Fast-food sono il luogo perfetto per cominciare in quanto non richiedono profonda conoscenza della lingua e nessuna capacità effettiva di lavoro ma, molto più semplicemente, massima flessibilità, *NIN (National Insurence Number) e “Bank Account” su cui canalizzare lo stipendio.

Si andrà incontro al minimo salariale (6,08£/h) ed un massimo di cinque giorni settimanali di lavoro con la classica possibilità di carriera.

I contratti sono fittizi, in quanto nella zona riservata agli orari di lavoro sarai obbligato a mettere “ANYTIME” ove darai la certezza, a loro, di poterti impiegare in qualunque orario con sola mezza giornata di preavviso.

Facendo una media approssimativa all’interno del sistema “McDonald’s Franchising” più del 60% dell’indotto vive con meno di 6000£ l’anno.

Facendo un tour partendo dal centro difficile è, uscendo dalla famosa zona-1 metropolitana della città, trovare un inglese nativo, infatti, troveremo svariati dialetti e accenti dei più svariati colori, motivo per il quale non è molto semplice capire la lingua per chi arriva a Londra con un bagaglio medio-basso d’Inglese.

Nella periferia di Londra possiamo vedere come i centri dei paesi siano, in modo alternato, “colonizzati” da immigrati di paesi diversi come India, Bagladesh, Sri Lanka, Polonia, Brasile e Jamaica.

Hanno modi e costumi chiaramente differenti che contribuiscono nel dare uno stampo diverso ad ogni area da loro abitata e ad un primo sguardo potrebbe sembrare apprezzabile e positivamente multirazziale, ma la questione cambia, invece, quando si scopre che parliamo di gente che, abbandonata dallo stato, è obbligata a crescere le proprie famiglie, spesso numerose, senza la possibilità di un permesso permanente, nonostante le loro attività lavorative e/o business già avviati nel tessuto londinese, costretti quindi a rinunciare a diritti e aiuti economici di prima necessità.

Frequentano scuole e corsi a pagamento, con i propri risparmi, cercando in tutti i modi di rientrare nei canoni di un inglese di diritto, ma ricevendo, spesso, porte in faccia o bocciature senza reali presupposti.

Di questo malcontento ne sono prova gli ultimi gravi avvenimenti nei famosi “RIOTS” inglesi ove vi è stato un monito per l’Europa su quello che molto probabilmente accadrà nel prossimo futuro.

La speranza, nella bellissima Londra, sembra essere riposta, almeno dai ceti più bassi, nel movimento “Occupy London” che cerca di fare crescere velocemente le sue fila organizzando ogni settimana “riunioni” di sensibilizzazione popolare in giro per il centro. Tutto è iniziato con occupazioni culminate con la “presa” della Cattedrale di S. Paul. Lì, in 500, hanno stilato il primo documento sul quale tutte le occupazioni di Londra e del mondo si sono ritrovate, rendendo Londra, ancora una volta, universale…per il 99% della popolazione del mondo…

*NIN: “National Insurence Number” è un numero che si ottiene nei Job-Centre inglesi dopo avere concluso un colloquio dove, una volta rilasciate le informazioni relative alla nostra provenienza e motivo di permanenza, si verrà registrati nei sistemi governativi del paese, simile esteriormente al nostro codice fiscale.


Dichiarazione iniziale

Questa dichiarazione iniziale è stato un contratto collettivo di oltre 500 persone sui gradini di San Paolo il 26 ottobre 2011. Come tutte le forme di democrazia diretta, la dichiarazione sarà sempre un work in progress ed è utilizzato come base per ulteriori discussioni e dibattiti.

Il sistema attuale è insostenibile. È antidemocratico e ingiusto. Abbiamo bisogno di alternative, è qui che lavoriamo nei loro confronti.

Siamo di tutte le etnie, gli sfondi, i generi, le generazioni, sessualità, dis/abilità e le fedi. Noi siamo con le occupazioni in tutto il mondo.

Ci rifiutiamo di pagare per la crisi delle banche.

Noi non accettiamo i tagli come sia necessario o inevitabile. Chiediamo la fine di un’ingiustizia fiscale globale e delle nostre democrazie che rappresentano le imprese, invece del popolo.

Vogliamo che i regolatori per una vera indipendenza regolino le industrie.

Sosteniamo lo sciopero il 30 novembre e l’azione degli studenti il 9 novembre, e le azioni per difendere la nostra sanità, welfare, istruzione e occupazione, e di fermare le guerre e le armi.

Noi vogliamo il cambiamento strutturale verso un vero mondo dell’uguaglianza globale. Le risorse del mondo devono andare verso la cura per le persone e il pianeta, non per i militari, i profitti delle imprese o dei ricchi.

L’attuale sistema economico inquina terra, mare e aria, sta causando una massiccia perdita di specie e ambienti naturali, e sta accelerando l’umanità verso il cambiamento climatico irreversibile. Chiediamo un sistema economico sostenibile che benefici le generazioni presenti e future. [1]

Siamo solidali con gli oppressi globali e chiediamo di porre fine alle azioni del nostro governo e degli altri nel causare questa oppressione.

Questo è ciò che assomiglia alla democrazia. Vieni e unisciti a noi!

[1] L’articolo 8 è stato aggiunto alla dichiarazione a seguito di una proposta ed è approvata dall’Assemblea generale di Occupare Londra, il 19 novembre 2011.

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