GERTA A LAMPEDUSA, PRIMO GIORNO: NESSUNA INVASIONE ATTRAVERSA LA PORTA D’EUROPA

MARTEDÌ 4 AGOSTO 2020

di Carlo Arcidiacono

È il primo giorno su quest’isola che da qualche settimana vede costantemente l’arrivo di piccoli gruppi di migranti. Ieri 8 sbarchi che incrementano il numero dei migranti già presenti sull’isola di 200, superando così i mille migranti.
Lampedusa porta d’Europa, punto più a sud dell’Italia e approdo millenario di popolazioni del Mediterraneo. È terra ferma, speranza e stabilità per uomini e donne che nel loro vivere “a casa loro” queste certezze europee non le possiedono. Siamo cittadini Europei che possediamo libertà di movimento, di culto, di pensiero, possiamo scegliere nella nostra vita e abbiamo il diritto acquisito di farlo. 

Habiba Ciao


“Domani, quando ti sveglierai, non mi troverai/ habiba ciao ciao ciao/ Metti Rai Uno, forse mi vedrai saltellare in terra italiana / ti chiedo scusa a nome di mamma, mi puoi salutare alzando la mano verso Lampedusa. Farò tanti soldi, mi comprerò una Lamborghini e al matrimonio ti porterò”. “Sia che vediamo quel paradiso (l’Italia) coi nostri occhi / bella ciao / sia che affoghiamo e moriamo senza sepoltura, la mia anima tornerà da te a nuoto”.

(Bendir Man) 

Poche righe adattate sulla canzone partigiana Bella Ciao dal cantante Tunisino Bendir Man che dalla Rivoluzione dei Gelsomini sono emblema del viaggio verso l’Europa, sogno etereo di una vita agiata.

Ma la mia percezione è che una volta sbarcati questi uomini e queste donne diventino degli invisibili che fanno notizia. 
Siamo abituati ad un’informazione televisiva e social che ci bombarda con l’invasione, eppure il cittadino europeo che viene a Lampedusa può godere indisturbato della sua libertà.

Sarebbe facile su quest’isola piazzarsi sul molo e fotografare donne e uomini in fila con buste piene di speranza, ma quest’isola dimenticata d’Europa va raccontata per com’è: un luogo dove si respirano estate, vacanze, turismo, voglia di ricominciare ma, anche, storie di speranze recluse, in condizioni precarie, invisibili al pubblico pagante. Fuori dalla narrazione mediatico-propagandistica di chi inventa “invasioni”, inevitabili conflitti “ontologici” tra “noi” e “loro”, forte si avverte, invece, l’esigenza “comune” di un’uscita dalla precarietà visibile ed invisibile, il senso più vero del più autentico sogno europeo: il luogo fisico dei valori umani…

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