I FORCONI: JACQUERIE O VANDEA? CRONACA DI UNA MANIFESTAZIONE

di Stefania Mazzone

Mercoledì 25 Gennaio 2012

Non più di cinquemila, e li incontriamo già all’Autogrill di Tremonzelli. Sono tutti uomini, età media dai 30 agli 80 anni, vengono da tutta la Sicilia, organizzati non si sa da chi. Gli occhi puntati addosso, sono una donna, commenti pesanti, sguardi ammiccanti… un mondo di maschi che della mascolinità fa sfoggio e pregio. 

 A Palermo, al concentramento, li rivedo: tutti della provincia, ogni gruppo ha il suo capo, tensione altissima, temono si parli di loro come loro non gradiscono… e minacciano… Gli striscioni sono territoriali, gli slogan passano dall’insulto allo stadio. 

 Quando lo spezzone dei giovani di Forza Nuova, tra i pochissimi giovani presenti, eleva inni ai facili costumi della mamma di Monti, qualche anziano si gira. Quando gli inni si elevano sui medesimi costumi della mamma di Lombardo, vengono intimati al silenzio con queste parole: “Non si tocca la mamma di un siciliano!”. 

 Le forze dell’ordine hanno il loro bel da fare a mantenere calmo un corteo di diffidenti ed agitati forconi: dalla plateale sceneggiata dell’abbraccio tra Ferro e Richichi, da finale alternativo della Cavalleria rusticana, all’aggressione violenta e inaudita ai danni di Francesco Criscimone, anziano esponente di un gruppo autonomista distante dai partiti tradizionali, Partito del Popolo Siciliano, che lamenta la presenza di Forza Nuova e l’accordo sotterraneo tra Ferro e Lombardo. La polizia è costretta a creare attorno a lui e al suo gruppo un “cordone sanitario” per impedire che venga “sbranato” dal “popolo dei Forconi”. Un’agenzia di stampa, riportata immediatamente da tutti i giornali nazionali, stravolge la realtà e il gruppo che protesta contro la presenza di Forza Nuova, aggredito e cacciato per questo dai Forconi, diventa, nella fantomatica notizia, Forza Nuova cacciata dal corteo.

 I pochissimi militanti di un centro sociale palermitano sfilano con i lavoratori di Piana degli Albanesi, quasi mimetizzati dentro un corteo che, certamente, non li rispecchia in nulla. “Signorina, se ci fotografa per parlare bene di noi, faccia pure, altrimenti… non è difficile sapere dove abita…”. Un clima teso e intimidatorio ci suggerisce di sorridere a tutti e di apparire accondiscendenti e coinvolti… 

 Ci tratteniamo anche quando ai due unici immigrati presenti al corteo si grida: “Ahu! Niuru, su ssa fimmari, fimma…!”. E all’invocazione della solidarietà al popolo siciliano, ci chiediamo di quale popolo si stia parlando.

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