20 NOVEMBRE: GIORNATA INTERNAZIONALE PER I DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA. L’EREDITÀ DI JANUSZ KORCZAK

Articolo di Davide Casella

Foto di Stefania Mazzone

Foto di Elisa Bandini

Oggi si celebra la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ogni anno, il 20 novembre, si ricorda l’approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti del Fanciullo da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (1959). Il 20 novembre del 1989, la Dichiarazione fu revisionata e rinominata come Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Ad oggi, quasi tutti gli stati del mondo hanno ratificato la Convenzione e ne sono vincolati giuridicamente (196 paesi). Gli Stati Uniti non hanno ratificato il documento.

Di fatto, però, i governi di molti paesi ostacolano la portata e la protezione giuridica della Convenzione, perpetrando riserve ed eccezioni dettate da diverse motivazioni storiche ed economico-sociali. Bambini, bambine ed adolescenti schiacciati dal peso di un sistema produttivo oppressivo e nemico dello sviluppo, inumano ostacolo alla crescita felice personale. Bambini, bambine ed adolescenti schiacciati dalla povertà e dalla società, dalla tradizione, dalla religione, dall’istituzione, dallo stato, dal patriarcato, dall’emergenza, dallo sfruttamento sessuale. Bambini, bambine ed adolescenti umiliati e violati ovunque nel mondo. Mondo che, come Saturno, divora Youssef di appena sei mesi, figlio scivolato in mare dalle braccia della madre. Mondo irriconoscente che affonda un adolescente di quattordici anni che voleva mostrare il suo valore attraverso una pagella cucita addosso. Mondo sadico che imporrà al piccolo Bangaly, sei anni, di vivere traumatizzato per la morte della madre, persa e naufragata nel fallimento del sistema. Mondo mostruoso che ha sposato e torturato a morte la piccola Hameya, di cui non conosce persino l’età (sette anni? Forse dieci?). Tantissime piccole vittime, un unico mondo.

Le lacrime di un bambino raggiungono il cielo” è la dolce speranza di un proverbio ebraico che affida l’infanzia alla protezione dell’amore e della cura degli adulti. Ma è anche amara consapevolezza poiché incarna la morte di dio impiccato ad Auschwitz. Bambino inerme, appeso alla corda. Corpicino di un dio fallito, appesantito dalle troppe lacrime giunte in cielo, sprofondato nella bara di sguardi di uomini che, spesso, si vantano di nutrire dentro il bambino che è in loro.

Un uomo che ha certamente nutrito e protetto l’infanzia e l’adolescenza è stato Janusz Korczak. Fino a pagare il prezzo più alto all’interno del campo di sterminio polacco di Treblinka, nel 1942. Volle restare accanto ai suoi duecento bambini fino alla morte, per mano nazista.

Janusz Korczak, pedagogista, scrittore e medico polacco di origini ebraiche, era il direttore dell’orfanotrofio del Ghetto di Varsavia quando, la mattina del 5 agosto 1942, fu deportato con le sue bambine ed i suoi bambini nel campo di sterminio di Treblinka. Malgrado potesse sottrarsi alla deportazione, preferì accompagnarli verso un destino segnato.

Il 20 novembre ricorda e celebra proprio Janusz Korczak che con la sua azione e le sue opere ispirò la Carta Internazionale dei Diritti dei Bambini. Proprio perché aveva capito che ogni bambina ed ogni bambino è una personalità unica che non va mortificata ma assecondata durante la sua crescita. Proprio perché si è imposto contro il dogma di un’educazione istituzionalizzata e monolitica. Proprio perché ha voluto che si parlasse di infanzie ed adolescenze. Proprio perché ogni bambino ed ogni bambina saranno individui della moltitudine futura.

Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi, fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli. Janusz Korczak

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