L’incidente di Acate: Fodi, un giovane lavoratore ucciso da un pirata della strada – Articolo de “Ialmo.it” di martedì 2 febbraio 2021

Riportiamo l’articolo pubblicato martedì 2 febbraio 2021 da “Ialmo.it“.

Tanta rabbia e sconforto: questa volta la vittima è un giovane ragazzo del Mali, Djaanka Fodye, travolto da un’auto pirata mentre si recava in bici al lavoro, nei campi della fascia trasformata del ragusano.

Di poche ore fa la notizia che una donna di 63 anni si è costituita ai carabinieri, dichiarando di aver travolto e ucciso Fodi con la propria auto, scappando subito dopo l’incidente senza prestare soccorso.

Coordinamento lavoratori agricoli dell’USB Ragusa: “L’ENNESIMA MORTE ANNUNCIATA!”.


di Carmelo Riccotti La Rocca

Troppi protocolli ma pochi risultati: l’Usb lancerà una raccolta fondi per acquistare giubbotti catarifrangenti

Un mazzo di fiori a ricordare che in quel punto è morto un giovane, falciato da qualcuno che invece di soccorrerlo è scappato via. Fodi, 29 anni, è rimasto invece lì, per terra, come la sua bici e il suo cappello rosso che doveva proteggerlo dal freddo. Fodi è solo l’ultima vittima di una mattanza che da anni si registra nelle strade della fascia trasformata. Lavorava nelle campagne e anche lunedì stava andando a lavoro con l’unico mezzo a disposizione e non importa se piove, se c’è vento o c’è il sole, gli stranieri lì o vanno a lavoro in bici o devono pagare chi li accompagna. Quel mazzo di fiori lo ha lasciato Riccardo Zingaro, che conosciamo bene per il suo impegno sociale e civile, e che la mattina di lunedì si è trovato a passare dal luogo dell’incidente e quella scena non lo ha lasciato indifferente: «Quella bicicletta accartocciata – ha scritto su Facebook- quel cappellino Rosso lì per terra. Un corpo senza vita al freddo di una strada che magari avrà fatto centinaia di volte sotto il sole, il vento, la pioggia. Li vedo ogni mattina, ogni giorno. Non hanno il cellulare in mano, non bivaccano come spesso li dipingiamo con l’odio di chi crediamo VENGA A RUBARCI IL LAVORO. Era solo uno dei tanti ragazzi col colore scuro con quel sorriso stupendo di chi CHIEDE SOLO DI ESSERE ACCETTATO. Guardavo i suoi amici che attorno piangevano. Pensavo alla telefonata, l’ultima che qualcuno sarà costretto a fare alla famiglia dall’altra parte del mondo. Una MAMMA come tante UNA MAMMA come la nostra. Se potete, fermatevi lì vicino al distributore e lasciate magari un mazzo di fiori. Riposa in pace FRATELLO MIO. Non ti conoscevo ma sicuramente anche tu troverai un posto nel paradiso degli angeli che non hanno colore.

Da venti giorni, quasi come avessero un presentimento, i volontari del sindacato Usb sono impegnati nella fascia trasformata per distribuire giubbotti catarifrangenti, al momento rimane l’unica risposta immediata. La morte di Fodi, però, va analizzata più a fondo perché non può essere che sono ormai anni che si siglano protocolli per tutelare i lavoratori della fascia trasformata, che si decantano risultati straordinari, ma poi accadono queste cose.

Non sappiamo se la famiglia di Fodi ha saputo dell’incidente, non sappiamo neanche se Fodi una famiglia ce l’abbia. Quel che sappiamo è che un giovane ragazzo non c’è più e un pirata della strada è ancora libero.

«Questa volta – scrivono i componenti del sindacato Usb di Ragusa – è toccato a Fodi, lavoratore immigrato dal Mali. Investito mentre andava al lavoro con l’unico mezzo di locomozione possibile per un immigrato in un contesto come quello della fascia trasformata. In questo posto non esistono mezzi pubblici per spostarsi, non esistono piste ciclabili o strade illuminate e sicure. Fodi era un ragazzo che si svegliava all’alba per raggiungere l’azienda dove lavorava spaccandosi la schiena tutto il giorno per un misero stipendio, senza ingaggio. Oggi assistiamo a prese di posizioni di vari esponenti politici, sindacali, della cosiddetta società civile. Eppure chi ha avuto modo in questi anni di poter intervenire affinchè queste situazioni non si ripetessero e invece non ha fatto nulla dovrebbe solo stare zitto.

Com’è possibile che dopo anni di prese di posizione di questi personaggi, dopo anni di riunioni contro lo sfruttamento lavorativo, contro il caporalato, per una città (Vittoria) che doveva crescere e svilupparsi, siamo ancora qui a piangere un ragazzo morto perché investito in bici mentre andava a svolgere il suo lavoro in nero? Fodi con la sua morte ci sbatte in faccia l’amara realtà: a Vittoria e in tutta la fascia trasformata si continua a sfruttare i lavoratori, si continua a morire per raggiungere il posto di lavoro, nonostante da anni politici e sindacalisti dicano che stanno intervenendo.

Il sindacato Usb, assieme al coordinamento lavoratori agricoli ha iniziato da circa 20 giorni a distribuire gratuitamente ai lavoratori della fascia i giubbottini ma è ancora troppo poco. I lavoratori che si spostano in bici sono migliaia e da soli non riusciamo a risolvere il problema, almeno di evitare di essere investiti al buio. Proveremo a fare di più con le nostre poche risorse e a lanciare una campagna di raccolta fondi per acquistare altri giubbotti. Fodi era un lavoratore, uno di noi. Per onorare la sua memoria vorremmo ricordarlo così, non come un ciclista»

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