USCA MODICA: MY STRENGTH, YOUR WEAKNESS (Ita/Eng)

di Sergio Attanasio

La Sicilia è proprio come la raccontano i suoi figli e padri, terra amata e addolorata; bagnata dal sole e dalle stelle; fuoco e fiamme che fuoriuscendo dall’Etna rendono aride l’aria e la tradizione, così ben custodite, entrambe, in chiese, palazzi nobiliari, sale d’attesa di uffici comunali e putie. Quel che sembra certo riguardo l’isola siciliana consiste nel suo stesso moto incerto ed ondoso, dato dalla propria posizione geografica, ovvero ex ombelico del mondo mediterraneo. Lo svincolarsi dagli obblighi e dalle conseguenze fiorite dalla strada intrapresa da altre civiltà umane non è mai stato facile per Tifeo, il titano sconfitto nella Gigantomachia, che secondo la mitologia forma, alimenta (la bocca di Tifeo sarebbe l’Etna) e sostiene l’isola. Così come per la cultura greca, la pirateria saracena, il sentimento tedesco di “andare a sud”, la Seconda guerra mondiale, e l’equilibrio precario del mondo bipolare – la Sicilia vive in pieno l’emergenza del nuovo virus Sars2-Covid 19; quindi la Sicilia vive la storia ancora oggi fino in fondo.

La pandemia ha pesantemente colpito pressoché tutti i continenti, ma il mondo occidentale sembra soffrire particolarmente non solo alti tassi di contagi e decessi, ma anche un senso di smarrimento riguardo la certezza dei propri mezzi pratici e teorici. Così come gli Stati Uniti, l’Italia e gli altri paesi europei non si sono trovati pronti all’arrivo, seppur anticipato dagli esperti, di una nuova contagiosa epidemia la quale, aiutata da un mondo tecnologicamente iper-globalizzato, avrebbe superato confini e barriere doganali senza molti problemi. Se da un lato il Sud Italia aveva retto la prima ondata nel marzo 2020 grazie al primo lockdown nazionale, il sogno di mezza estate è stato interrotto successivamente in autunno, colpa la previa mancata preparazione del tessuto amministrativo/sanitario alla nuova ondata e la sempre verde colpevolezza di un paese tradizionalmente corrotto sia negli animi che nelle azioni. La seconda ondata, così come annunciato dal comitato scientifico, è arrivata alla fine dell’estate e la terza ondata, annunciata alla fine della seconda, non tarda oggi ad arrivare nel 2021.

Così come la Prima guerra mondiale unì “culturalmente” una penisola che mai fu (e forse mai diverrà) politicamente unita, la pandemia ora unisce lungo la sua seconda ondata il paese; se non politicamente o culturalmente, almeno sotto forma di diversi colori e diverse gradazioni di essi (verde, giallo, arancione, rosso). Per quanto riguarda la Sicilia, la famosa frase del Gattopardo: “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” questa volta non troverebbe riflesso nella realtà se non per quanto riguardo la vanità (qui il Tomasi di Lampedusa avrebbe sorriso) per cui “la perfezione è siciliana” e che alla fine della corsa niente toccherà a “noi e ai nostri cari”: se il Signore vuole, i mali verranno ad altri. A marzo i siciliani si sentivano parte integrante della storia e vanitosi credevano però che mai sarebbe toccato loro – Bergamo è stata sempre lontana, se non per motivi di lavoro.

L’autunno del 2020 è stato “caldo” in Sicilia e l’inverno sta mostrando di poter essere potenzialmente bollente. Se a novembre 2020 la provincia di Ragusa sembrava soccombere più di altre province siciliane, gennaio 2021 vede tra le province italiane con elevati tassi di contagio le più popolose aree metropolitane di Palermo e Catania. Il personale sanitario di Usca Modica (Usca sta per Unità Speciali di Continuità Assistenziale), di cui ho seguito il lavoro in due diverse fasi (inizio di dicembre e prima metà di gennaio) ritiene che se a novembre 2020 fino a 300 tamponi molecolari venivano consegnati in laboratorio ogni giorno, a gennaio 2021 questi erano scesi dal minimo di 20/30 al massimo di 100 al giorno. Ad ogni modo, il numero di letti in terapia intensiva occupati/decessi non è sceso nel corso di tale periodo di tempo: anche in questa seconda metà di gennaio morti e individui che necessitano di ospedalizzazione non sembrano voler diminuire, nonostante le misure restrittive e la zona rossa regionale voluta fortemente dal Presidente della regione Sicilia Nello Musumeci.

My strenght, your weakness è il titolo di questo lavoro e il concetto che ho formulato per indicare il continuo scambio di emozioni, quindi fiducia, tra paziente e medico/infermiere – scambio che diventa fondamento di tale relazione e non solo. In questo rapporto si ripercorre in un certo senso il percorso biologico e storico non solo dell’essere umano, ma di tutti gli esseri viventi. La forza non solo è data quindi dal giovane che si prende cura del debole e del meno giovane, ma questa è pure la forza dei saggi anziani del branco, i quali cercano di sopperire l’ingenuità e la poca esperienza dei giovani membri del gruppo. My strenght, your weakness vedrebbe quindi l’intrecciarsi continuo di vecchio e nuovo, memoria e idea, forza e debolezza, indecisione e certezza, lentezza e velocità – una sintesi all’interno di un mondo che lascia sempre più poco tempo per vivere davvero e dove sia la giovinezza che la vecchiaia hanno il diritto e il dovere di destreggiarsi.

Infatti, tra le cose che colpiscono lo spettatore di tale caos epidemiologico è il fatto che anche durante questo altro “periodo caldo”, i protagonisti sono rimasti in qualche maniera ancora i giovani. Una nuova generazione di medici ed infermieri si affaccia al mondo, proprio nel momento in cui illusioni e convinzioni delle passate generazioni vanno in frantumi sotto i colpi di intere città e comuni in lockdown, pochi posti in terapia intensiva, sciacallaggio politico e scuole chiuse. Se la terminologia di tutti i giorni, le abitudini e la socialità sono stravolte e mutate; ancora una volta il cambiamento risalta contraddizioni e vecchie dicotomie: una relazione diversa e aggiornata è stata posta dal virus sul rapporto giovane-anziano; o meglio giovane-adulto. O almeno, in teoria.

Sta di fatto che nuove potenzialità di filtraggio e di consapevolezza emergono in direzione degli ambedue sopra citati periodi della vita; che giovinezza e vecchiaia possano andare a braccetto e interconnessi portare un certo grado di mutamento strutturale all’interno delle nostre comunità. La memoria, l’esperienza e la testardaggine di sapere “anche se non si sa” stanno alla vecchiaia come l’energia, la speranza, e l’arroganza di avere ragione (anche in mancanza di esperienza) stanno alla gioventù. Quello che un’emergenza sanitaria epidemiologica, che come la guerra (ben si intende che pandemia non è guerra) mette in comune gli animi di chi soffre e dà potenza sia alla persona che cura sia alla persona che è curata, porta all’affratellarsi e al riconoscimento reciproco dei propri limiti – i limiti dell’esistenza stessa, i rispettivi limiti di giovani e anziani; di adulti e adolescenti; di esseri umani. La diversa “moderazione” che ogni età custodisce in sé, in ultima istanza, converge i rispettivi interessi diversi in interessi comuni, allo scoccare del momento di crisi e rottura. Lo sguardo rassicurante e calmo di una novantottenne positiva al virus ma senza sintomi gravi, fa sentire e percepire un giovane medico l’odore e la sicurezza di casa propria, della propria nonna, della sua stessa famiglia.

Il 27 gennaio 2021, mentre l’Italia registra un totale di 2 milioni di contagi dall’inizio della pandemia, i nuovi dati ricavati dall’Istat e pubblicati da LEspresso indicano come le privatizzazioni subite dal settore sanitario nazionale negli anni e decenni precedenti la crisi epidemiologica abbiano indebolito la capacità di risposta sia nel caso di quotidiani problemi del sistema sanitario che in caso di emergenze inaspettate. Il numero dei letti in terapia acuta (che include l’intensiva) è sceso da 7 per mille abitanti nel 1990 a 2,6 nel 2015. Dei 5300 letti in terapia intensiva disponibili solo 800 erano in ospedali privati, circa il 15 per cento del totale, un numero insufficiente in caso d’emergenza epidemiologica. Pazienti Covid e pazienti non Covid si sono così mischiati e infettati velocemente facendo diventare gli ospedali focolai d’infezione – così come le case di cure le quali iniziano ad ospitare pazienti che non trovavano posto in ospedale. Il pubblico ha perso conseguentemente il suo ruolo di universale provider di cure, soprattutto nel caso di prevenzione di situazioni sanitarie potenzialmente incontrollabili.


Sicily is just as its children and fathers tell it, a beloved and pained land; bathed in the sun and the stars; fire and flames that escaping from Etna make the air and tradition smile, both well preserved, in churches, noble palaces, waiting rooms of municipal offices and “putie” (traditional southern Italian small restaurants). What seems certain about the Sicilian island consists in its own foggy and wavy motion, given by its geographical position, that is the former bellybutton of the Mediterranean world. Disengaging from the obligations and consequences that flourished from the road taken by other human civilizations has never been easy for Tifeo, the titan defeated in the Gigantomachy, who according to mythology forms, feeds (the mouth of Tifeo would be the Mount Etna) and functions as basement for the Mediterranean island. As well as for Greek culture, Saracen piracy, the German feeling of “going south”, the Second World War, and the precarious balance of the bipolar world – Sicily is fully experiencing the emergence of the new Sars2-Covid 19 virus; therefore, Sicily still lives the story to the end today.

The pandemic as it has heavily affected almost all continents, the Western world seems to suffer not only high rates of infections and deaths, but also a sense of bewilderment regarding the certainty of its practical and theoretical means. Just as the United States, Italy and other European countries were not ready for the arrival, albeit anticipated by experts, of a new contagious epidemic which, helped by a technologically hyper-globalized world, would have overcome borders and customs barriers without serious obstacles. While southern Italy had withstood the first wave in March 2020 thanks to the first national lockdown, the midsummer dream was interrupted later in the next fall due to the previous failure to prepare the administrative / health fabric for the new wave and the ever-green guilt of a country traditionally corrupted in both minds and actions. The second wave, as announced by the scientific committee, arrived at the end of the summer and the third wave, announced at the end of the second one, would have been arrived soon at the 2021’s gates.

Just as the First World War “culturally” united a peninsula that was never (and perhaps never will become) politically united, the pandemic now unites the country in its second wave; if not politically or culturally, at least in the form of different colours and different shades of them (green, yellow, orange, red). As for Sicily, the famous phrase of the “Gattopardo”: “if we want everything to remain as it is, everything must change” this time would not be reflected in reality except as it also regards vanity (here Tomasi di Lampedusa would have smiled) for which “perfection is Sicilian” and that at the end of the race nothing will touch “us and our loved ones”: if the Lord wills, the evils will come to others. In March, the Sicilians felt they were an integral part of history and believed in vain that it would have never touched them – Bergamo has always been far away, if not for work reasons.

The past fall was “hot” in Sicily as the winter is now showing that it can be potentially hotter. If in November 2020 the province of Ragusa seemed to succumb more than other Sicilian provinces, January 2021 sees the most populous metropolitan areas of Palermo and Catania among the Italian provinces with the highest rates of contagion. The health personnel of Usca Modica (Usca stands for Special Care Continuity Units) whose work I followed in two different phases (beginning of December and first half of January) believes that if in November 2020 up to 300 molecular swabs were delivered in workshop every day; by January 2021 these had dropped from the minimum of 20/30 to the maximum of 100 per day. However, the number of ICU beds occupied / deaths did not fall over this period of time: even in this second half of January, deaths and individuals in need of hospitalization do not seem to want to decrease, despite the restrictive measures and the regional red zone strongly desired by the President of the Sicily Nello Musumeci.

My strength, your weakness – title of this work and concept that I have formulated to indicate the continuous exchange of emotions, therefore trust, between patient and doctors/nurses – an exchange that becomes the foundation of this relationship and beyond. In a certain sense, this report retraces the biological and historical path not only of human beings, but of all living beings. Strength is therefore not only given by the young man or woman who takes care of the weak, but this is also the strength of the elderly wise men and women of the herd who try to make up for the ingenuity and lack of experience of the young members of the group. My strength, your weakness would therefore see the continuous intertwining of old and new, memory and idea, strength and weakness, indecision and certainty, slowness and speed – a synthesis within a world which leaves less and less time to truly live and where both youth and old age have the right and the duty to juggle.

Indeed, among the things that strike the viewer of this epidemiological chaos is the fact that even during this other “hot period”, the protagonists were still somehow young. A new generation of doctors and nurses faces the world, just as the illusions and beliefs of the past generations are shattered under the blows of entire cities and municipalities in lockdown; few places in intensive care; “political looting” and closed schools. If daily terminology, habits and sociability are distorted and changed; once again the change highlights contradictions and old dichotomies: a different and updated relationship has been placed by the virus on the young-old relationship; or rather young-adult. Or at least, in theory.

The fact is that new potentials of filtering and awareness emerge in the direction of both aforementioned periods of life; that youth and old age can go hand in hand and interconnected eventually bring structural changes within our communities. Memory, experience and the stubbornness of knowing “even if you don’t know” are to old age just as energy, hope, and the arrogance of being right (even in the absence of experience) are to youth. What an epidemiological health emergency, which like war (pandemic is well understood is not war) brings together the souls of those who suffer and gives power to both the person who cares and the person who is treated, leads to fraternity and mutual recognition of one’s own limits – the limits of existence itself, the respective limits of young and old; of adults and adolescents; of human beings. The different “moderation” that each age holds within itself, ultimately converges the respective different interests into common interests, at the stroke of the moment of crisis and rupture. The reassuring and calm gaze of a ninety-eight-year-old who tested positive for the virus but without serious symptoms, makes a young doctor feel and perceive the smell and safety of his own home, his grandmother, his own family.

On January 27, 2021, while Italy records a total of 2 million infections since the beginning of the pandemic, new data obtained from ISTAT and published by the Italian weekly magazine Espresso indicate how the privatizations suffered by the national health sector in the years and decades preceding the epidemiological crisis have weakened the ability to respond both in the case of daily problems of the health system and in the event of unexpected emergencies. The number of acute care beds (which includes intensive care) fell from 7 per thousand inhabitants in 1990 to 2.6 in 2015. Of the 5,300 ICU beds available, only 800 were in private hospitals, about 15 per cent. total, an insufficient number in the event of an epidemiological emergency. Covid patients and non-Covid patients have thus mixed and infected quickly, making hospitals hotbeds of infection – as well as nursing homes which begin to host patients who could not find a place in the hospital. The public has consequently lost its role as a universal care provider, especially in the case of prevention of potentially uncontrollable health situations.

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