UCRAINA SOLO ANDATA 

di Mariagrazia “Chicca” Moncada

Chiesa Santa Sofia, Roma – Giovedì 3 marzo 2022

Alla chiesa di Santa Sofia a Roma, sede centrale della Chiesa della Comunità Ucraina in Italia (via Boccea, 478), c’è molta fretta. Il flusso degli aiuti che arrivano dagli Italiani, ma anche dagli Ucraini stessi e da altre comunità (come ad esempio quella Venezuelana), è talmente imponente e costante che è stato necessario chiamare i volontari della Protezione Civile e i vigili Urbani per gestire il traffico di auto e lo scarico di tutto quello che viene donato.

Gli Ucraini corrono e lavorano incessantemente, le donne dividono, impacchettano, riempiono dei sacchi neri con indumenti e tutto quello che può servire, comprese barelle, lenzuola, respiratori. Gli uomini caricano questi enormi TIR senza mai fermarsi.

Gli autisti partono per non tornare, hanno deciso di fare un viaggio di sola andata per il loro paese d’origine, dove hanno famiglia e per il quale sentono il dovere di combattere.

I corridoi verdi ancora non ci sono, quindi portare questi camion con il loro carico, in zone remote dove gli aiuti ufficiali non arrivano, è di vitale importanza. Il rischio che corrono sarà enorme ma non hanno dubbi. 

Mi hanno raccontato che solo nella mattinata di ieri sono partiti quattro bus per un viaggio di sola andata per l’Ucraina e altri quattro sarebbero partiti questa notte. 

C’è molta commozione, ci sono lacrime, i giovani cresciuti qui in Italia sono increduli. Ma soprattutto si corre. Nel seminterrato della Chiesa la sala viene usata per dividere cibo e farmaci. Proprio ai farmaci viene dedicata particolare attenzione, attraverso l’aiuto e la catalogazione da parte di persone competenti.

Alcuni mi hanno raccontato di aver pregato i loro familiari di venire qua. Un ragazzo racconta di suo padre rimasto in Ucraina, un riservista che ha già compiuto 62 anni, una fascia d’età non ancora mobilitata. Potrebbe rifugiarsi in Italia ma vuole restare e combattere, nel caso fosse chiamato alle armi. Tutti hanno parenti, figli, nipoti, amici. 

Il sentimento principale che si respira è di sgomento. Dei ragazzi mi hanno detto che quando sentivano parlare della guerra in Siria gli sembrava talmente lontana e mai avrebbero immaginato di essere loro i protagonisti di una guerra che avrebbe cambiato le loro vite per sempre. Gli sembra tutto come in un film e sperano che finisca tutto presto. Nello sgomento generale, però, tutte le persone con cui ho parlato reputano la Resistenza dell’Ucraina alla Russia necessaria affinché qualcosa cambi definitivamente per il loro popolo.

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