LEGGE BELLANOVA, L’INSOSTENIBILE REGOLARIZZAZIONE DELLO SFRUTTAMENTO

Articolo di Carmelo Riccotti La Rocca

Foto di Michele Mililli

C’è in atto una vera e propria compravendita di contratti di lavoro “venduti” dai datori per consentire agli stranieri di ottenere le regolarizzazioni. A denunciarlo è il coordinamento lavoratori agricoli dell’USB di Ragusa, rappresentato da Michele Mililli il quale, confermando il flop della misura contenuta nel decreto Rilancio e fortemente voluta dalla ministra Bellanova, rivela un allarmante sistema di speculazione messo in atto da alcuni datori di lavoro che vendono i contratti per diverse migliaia di euro. «In queste settimane – afferma Mililli – stiamo assistendo ad una vera e propria compravendita di contratti di lavoro e di regolarizzazioni: molti lavoratori denunciano l’insostenibile costo di questa regolarizzazione, costretti a pagare i padroni per un contratto di pochi mesi anche 3000 euro, a pagare i consulenti delle aziende, i patronati per la compilazione della modulistica. Per molti di questi lavoratori la regolarizzazione è l’unica strada per avere un permesso che gli permetta di lavorare ma anche di ritornare in maniera legale, per qualche settimana a casa a salutare i propri cari». L’USB sin dall’inizio ha denunciato l’inefficacia della norma inserita nel decreto Rilancio e già nel giugno scorso si sono registrate diverse manifestazioni di protesta. Che la misura voluta dalla Bellanova non funziona lo dicono i numeri: 69 mila richieste a fronte delle 600 mila attese e annunciate. Tra le lacrime il ministro per le Politiche Agricole aveva annunciato che con questa norma sarebbero stati contrastati caporalato e lavoro nero in agricoltura, ma anche in questo caso, al momento, i numeri non danno ragione al Governo. Su 69 mila domande, infatti, l’88% riguarda l’emersione dal lavoro domestico, solo il 12% (poco più di 8000 domande) riguarda i lavoratori agricoli. Mentre la regione con più richieste per lavoro domestico rimane la Lombardia, la Sicilia si attesta seconda per quanto riguarda le domande dei lavoratori agricoli con 1200 richieste di regolarizzazione. Di queste quasi 800 sono state fatte in provincia di Ragusa: 2/3 del totale siciliano.

«Come USB – afferma ancora Michele Mililli – ci siamo schierati contro questa falsa regolarizzazione perché sapevamo a cosa sarebbero andati incontro i lavoratori ma anche soprattutto perché non tolleriamo il fatto che i diritti delle persone (in questo caso migranti) siano legati al lavoro: ogni essere umano deve poter godere di diritti, a prescindere dal lavoro.

Come Federazione del Sociale di Ragusa e Coordinamento Lavoratori Agricoli ci siamo occupati non solo dell’aspetto prettamente sindacale di questi lavoratori ma anche del loro disagio abitativo e sanitario. Per noi fare sindacato vuol dire combattere per il diritto ad un lavoro dignitoso, ad una abitazione dignitosa, al rispetto e all’integrazione degli individui, al superamento del precariato e della disoccupazione.

Per questo siamo intervenuti nella baraccopoli di Cassibile per invitare i lavoratori allo sciopero nazionale che abbiamo fatto nel mese di giugno: contro questa falsa regolarizzazione, per il diritto ad un permesso di soggiorno scollegato dal lavoro e che possa dare a questi lavoratori la possibilità di accedere alle cure mediche, ad affittare una casa, a vivere dignitosamente. Ci siamo anche schierati contro la proposta di mantenere il ghetto di Cassibile munendolo di case di legno: per noi i ghetti vanno chiusi, non abbelliti.

Anche nella fascia trasformata continueremo a denunciare i padroni che continuano ad arricchirsi sfruttando per pochi euro migliaia di lavoratori e nello stesso tempo, come Federazione del sociale, apriremo una Interlocuzione con i comuni per chiedere sostegno e misure concrete in favore dei lavoratori agricoli, dei precari e dei disoccupati della nostra provincia».

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