MOVIMENTO NO TAV: DUE ORE DI BATTAGLIA AL CANTIERE DELL’ALTA VELOCITÀ TORINO-LIONE

di Ivan Bianchini

Un po’ di storia

Il movimento No Tav da 30 anni si batte contro la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

Il progetto prevede lo scavo di una galleria a doppia canna di 57 Km nelle montagne della Val di Susa per arrivare in Francia, montagne famose per contenere amianto e altri minerali radioattivi.

Tra Torino e Lione esiste già una linea ferroviaria ad alta velocità sottoutilizzata al 20% delle sue capacità.

La comunità della Val di Susa ha saputo costruire in questi 30 anni di resistenza un movimento che si è diffuso ben oltre i confini della valle, costruendo grandi manifestazioni su tutto il territorio italiano, diventando un modello politico a cui tutte le lotte ambientali contro le grandi opere inutili e dannose continuano a guardare e a prendere esempio.

Il movimento ha resistito in questi anni ad un forte e continuo attacco repressivo portato su più livelli: politico, mediatico, poliziesco e giudiziario. La piccola Val di Susa è diventata così il territorio in Italia con il maggior numero di inquisiti per numero di abitanti, surclassando territori ben più noti per la presenza strutturale di criminalità organizzata. 

La situazione attuale e post lockdown Covid 19

Il progetto Alta Velocità Torino-Lione negli ultimi mesi ha incassato sia la bocciatura della Corte dei Conti Europea, che ha confermato la non sostenibilità economica dell’opera e la sua enorme dannosità ambientale, sia l’opposizione dei sindaci di Lione e di Grenoble.

Telt, il promotore incaricato della realizzazione del tunnel, già fortemente in crisi per i ritardi accumulati nei lavori di fatto fermi ormai da tre anni, ha accusato il colpo, e per scongiurare il rischio di perdere i finanziamenti europei, al termine del lockdown Covid 19, ha risposto allargando leggermente i confini del cantiere.

La Val di Susa ha di nuovo visto militarizzare pesantemente tutto il suo territorio, il sito del cantiere ed i boschi circostanti.

La rabbia in Valle è salita. La pandemia del Covid 19 ha mostrato tutta la fragilità del welfare state e della sanità pubblica, quest’ultima martoriata da anni di tagli ai finanziamenti e da un progressivo processo di privatizzazione. I refrain propagandistici del lockdown “niente sarà più come prima”, che aprivano alla speranza di un’inversione di rotta, si sono infranti su una riapertura che invece proseguiva sugli stessi orizzonti politici precedenti, verso un’accelerazione ed un aggravamento della crisi sociale, economica e ambientale già presente: “tutto continuerà come prima, anzi, peggio!”. 

Una nuova fase, una nuova generazione

La risposta del movimento NoTav non si è fatta attendere, con la migliore delle sorprese: una nuova generazione di ragazzi che raccoglie tutta l’esperienza del movimento ed il nuovo “Presidio dei Mulini”.

I “millennials” che tra il 2018 ed il 2019 hanno dato vita al movimento di Fridays For Future si sono affacciati in Val di Susa, insieme ai Giovani No Tav e ad altri giovani e giovanissimi dei movimenti urbani e metropolitani provenienti da tutta Italia hanno occupato un’area a ridosso del cantiere che dovrebbe essere incorporata nel progetto di allargamento, dando vita ad un vero e proprio campo base da cui poter sorvegliare l’andamento dei lavori, i movimenti delle forze dell’ordine e da cui far partire nuove azioni di lotta.

In queste ultime settimane si stanno riunendo nello storico presidio NoTav di Venaus in tantissimi, per poter dare il cambio agli occupanti dei Mulini e portare sempre nuove energie ed un continuo approvvigionamento di cibo ed acqua.

Dal canto loro le forze dell’ordine hanno cercato di isolare il nuovo presidio chiudendo nuovamente con un pesante cancello di ferro il sentiero principale che collega i Mulini al paesino di Giaglione.

Chi ama la propria terra la vive e la conosce, i NoTav sono famosi per questo, non si sono fatti intimidire, hanno aperto nuovi sentieri e restaurato i vecchi, aggirando così il blocco. 

Il tam tam sulla nuova esperienza è iniziato sui social network, annunciando una tre giorni di lotta dal 17 al 19 luglio. I prati del presidio di Venaus si sono riempiti di tende e la macchina organizzativa NoTav ha ripreso a pieni giri.

La Battaglia tra i boschi

Intorno alle 14:00 del 18 luglio, più di cinquecento persone, per la stragrande maggioranza giovani e giovanissimi alla loro prima esperienza in Val di Susa, si sono riuniti al campo sportivo del paese di Giaglione.

Lo striscione di apertura:

“La vostra ripartenza uccide! No Tav: reddito, salute e servizi”. 

Ad accompagnarlo diversi cartelli raffiguranti quelli che per il movimento sono i responsabili della crisi economica che stiamo vivendo in conseguenza all’emergenza Covid-19, “che ha messo in luce le grandi problematiche che da anni attraversano il Paese: ingenti tagli alla sanità, distruzione dei diritti sul lavoro e sfruttamento dei territori. Conte, Cirio, De Micheli e Bonomi sono solo alcuni dei nomi di coloro che oggi, nonostante tutto, continuano a voler investire nelle grandi opere inutili a discapito di politiche e servizi a tutela di tutta la popolazione”, scrivono su notav.info.

“L’obiettivo della marcia è arrivare ai Mulini, al cantiere, tutti insieme. Irriverenti ai divieti, nemici di muri e barriere”.

Il cartello con stampata l’ordinanza del Prefetto di Torino che vieta di percorrere il sentiero posto alla fine delle case del paese di Giaglione “vola via portato dal vento”.

Dopo alcune curve del sentiero appare in tutta la sua pesantezza, innaturale come un intruso tra gli alberi del bosco, la cancellata di sbarramento. Dietro di essa le forze dell’ordine schierate iniziano ad infilarsi caschi e maschere antigas. 

I manifestanti avanzano, coperti da k-way per difendersi dal getto degli idranti. Agganciano delle corde alla cancellata ed in gruppo iniziano a tirare. Altri cercano di tagliare qualche pezzo della struttura con un flessibile. Da dietro la struttura di ferro le forze dell’ordine iniziano un fitto lancio di lacrimogeni. Anche un altro gruppo di agenti appostati più in alto suldestro del sentiero, nascosti tra la vegetazione inizia a sparare i proiettili di gas CS in loro dotazione. L’aria si satura rapidamente di gas e diventa irrespirabile. I NoTav cercano con due ombrelloni di proteggere dal lancio il gruppo che tira le corde. Sempre dal lato destro cade dall’alto quella che sembra essere una granata stordente ed esplode in mezzo al gruppo. Inizia da parte dei manifestanti il lancio di pietre in direzione della provenienza dell’ordigno esploso. Il gruppo indietreggia, alcuni cercano di lenire agli effetti urticanti del gas spalmandosi sugli occhi una miscela di acqua e Malox, un altro gruppo gli da il cambio in prima linea.

Dall’alto il lancio di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine si intensifica nuovamente e stavolta punta direttamente sul gruppo a ridosso della cancellata, a colpire e a fare male. I NoTav riprendono a lanciare sassi, e a dare man forte si aggiunge un nuovo gruppo che salito più in alto risponde ai lacrimogeni con dei fuochi d’artificio.

Arrivano notizie dal Presidio dei Mulini, anche da lì un altro gruppo di NoTav è partito alla volta delle recinzioni del cantiere per tenere occupate le forze dell’ordine su un altro fronte. Gli idranti della polizia hanno iniziato a sparare forti getti d’acqua ma la classica battitura ai cancelli è proseguita comunque tra i cori dei NoTav intenti a costruire una piccola barricata con dei rami ammucchiati.

Dopo oltre due ore di battaglia i NoTav tornano verso i presidi, all’uscita del sentiero nel paese di Giaglione campeggia la scritta “Abbiamo detto fino alla vittoria e fino alla vittoria sarà! Avanti NoTav”, l’umore è alto e la soddisfazione palpabile: “Una grande giornata che ha confermato la risolutezza del movimento No Tav, la sua rabbia contro chi occupa e usurpa il territorio, difendendo chi porta avanti il sistema Tav deturpando l’ambiente e sprecando ingenti risorse economiche che oggi più che mai andrebbero direzionate verso i reali bisogni della popolazione”.

Un nuovo presidio, una nuova generazione che diventa protagonista, un calendario pieno di iniziative fissate per le prossime settimane, una nuova stagione di lotta si è aperta in Val di Susa, per i NoTav l’estate comincia adesso.

Locandina.

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