PISA IN ZONA ROSSA SI TINGE DI ROSA – NON UNA DI MENO ROMPE I DIVIETI E MANIFESTA IN CITTÀ

di Ivan Bianchini

Pisa, mercoledì 25 novembre 2020

Il rischio era quello del silenzio, di lasciare le strade deserte, nel panorama spettrale della zona rossa. Proprio in questi giorni in cui le restrizioni per il Covid19 hanno costretto molte donne in casa con i loro aggressori. I numeri sono spaventosi.

A questo si aggiunge la crisi sanitaria e del welfare. Sono saltati i reparti per l’Interruzione Volontaria della Gravidanza e gli screening mammografici, consultori chiusi e IVG farmacologiche sospese. I fondi per i servizi assistenziali, per i centri antiviolenza e le case rifugio (già esigui prima della pandemia) ora appaiono come una piccola goccia nell’oceano.

Le donne di Pisa del movimento di Non Una di Meno non hanno accettato di restare chiuse in casa il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, hanno violato le restrizioni della zona rossa rischiando fermi e multe, hanno inforcato la bici e si sono dirette verso quei luoghi simbolo che istituzionalmente riproducono e perpetuano la violenza di genere e l’esclusione sociale.

Il concentramento è alle 10:30 in Piazza Garibaldi. Percorrendo le vie del centro l’impatto visivo è netto: persone in giro pochissime, polizia tanta, ovunque, immancabile la Digos.
Nonostante tutto, il rosa fucsia inizia a colorare la piazza con la statua dell’eroe dei due mondi. Vengono montati cartelli sulle bici e scanditi i primi slogan.

È importante rivedersi, incontrarsi e riconoscersi. Rivivere lo spazio in una socialità non commercializzata, senza aperitivi o ristoranti in cui dover consumare, riprendersi la piazza, l’agorà, è riprendersi sé stesse, il proprio corpo, la propria voce, camminando insieme, anzi, pedalando, alla giusta distanza e con le mascherine, per tutelare sé stesse e gli affetti che ci circondano, senza rinunciare al proprio essere, all’essere contro questo sistema mortifero e per un mondo diverso.

Al grido di “Insieme siam partite, insieme torneremo” si inizia il percorso verso il tribunale, luogo in cui le donne che denunciano abusi e violenze sono spesso vilipese e costrette a sentirsi non vittime di un carnefice, parti lese, ma esse stesse sotto processo.
Si rivendica un tetto certo per tutte le donne che vogliano intraprendere un percorso di fuoriuscita dalla violenza ed un reddito di autodeterminazione per tutte e tutti.

Si riparte, si sfila sui Lungarno rallentando il poco traffico di automobili in circolazione, si supera il Ponte di Mezzo, e si arriva a Confindustria: “Siamo qui per ribadire che per noi non c’è contraddizione tra salute e lavoro, il reddito di autodeterminazione è una necessità non più rimandabile così come una patrimoniale su chi ha accumulato ricchezze inimmaginabili grazie allo sfruttamento del lavoro, all’inquinamento e alla distruzione dei nostri ecosistemi”.

Il sole alto e caldo accompagna lungo l’Arno di nuovo il corteo su due ruote, si arriva a ridosso di Piazza dei Miracoli, all’ingresso dell’Ospedale Santa Chiara. Il sindacato USB ha indetto per la giornata uno sciopero per denunciare le difficili situazioni di lavoro all’interno della struttura sanitaria. “Dall’inizio dell’epidemia sono stati diagnosticati 60.242 casi tra gli operatori sanitari, e di questi, le donne rappresentano il 70%, con più di 42mila contagi”.

La retorica degli “eroi” è morta nella mancanza di assunzioni, nel taglio di fondi che hanno martoriato la sanità pubblica negli ultimi due decenni, nel processo di privatizzazione delle aziende sanitarie e nell’esternalizzazione del personale infermieristico e delle pulizie (settori a forte prevalenza femminile) di fronte l’inadempienza di questa estate”.

Da dietro lo striscione con scritto “La salute è un diritto” una ragazza col megafono chiude l’ultimo intervento: “Oggi più che mai la salute e la vita si affermano come questioni collettive e politicamente centrali, e non una di meno vuole riscrivere il concetto di salute: uno spettro di possibilità molto ampio, che parla del sapere sui nostri corpi, dell’ambiente in cui viviamo, delle condizioni di lavoro, della relazione con l’istituzione sanitaria e tutte le operatrici e gli operatori che vi lavorano. Benessere, autodeterminazione, autorganizzazione: ricostruiamo spazi di salute dal basso, a misura dei nostri desideri e dei nostri corpi!”.

Le bici ripartono, il sole ancora splende forte mentre il lungo serpentone di bici che si è fatto sciame sfila sotto la Torre Pendente, a ricordare che per riprenderci i diritti che ci hanno tolto e nuovi spazi di libertà, una vita diversa e più giusta per tutte e tutti, c’è bisogno di strappi, di rotture, di violare divieti, facendolo insieme, prendendoci cura di chi ci sta affianco, ed afferma che è possibile farlo, anche nella zona rossa durante una pandemia di Covid19. 

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